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Molto più dei suoni e delle immagini, gli odori si legano ai flussi della memoria e delle emozioni…”.

                                                                                                                                                     (M. Proust)

 

L’olfatto è tra i sensi quello fondamentale per la sopravvivenza, la base stessa per consentire la vita. L’organo ad esso associato è anche quello più sviluppato nel mondo animale; pensiamo ad esempio all’importanza dell’odorato (o olfatto) in tutti i quadrupedi per la scelta del cibo, ma anche per percepire un pericolo o provare attrazione sessuale e quindi senso cardine nella fase dell’accoppiamento. Anche se nella società moderna sono diventati più importanti per l’esistenza il senso della vista, l’udito ed il tatto, l’olfatto rimane a livello ancestrale il nostro diretto legame con gli aspetti più primitivi e anche più essenziali dell’esistenza. Solo da pochi anni a questa parte si è cominciato a studiare in maniera più approfondita e dettagliata la dinamica molecolare dell’olfatto, prima infatti, ed anche i rimandi storici lo potrebbero testimoniare, ci parlano di un mondo che viene passato attraverso l’arte, la letteratura e la musica, come un mondo prevalentemente ”inodore”, relegando la dimensione olfattiva dell’essere umano ad un ruolo marginale di poco interesse. Ancora tutt’oggi capita di sentir parlare dell’olfatto come un senso primitivo, antico ed anacronistico che mal si concilia con il progresso e la tecnologia dei tempi moderni e se ne presta veramente poca attenzione anche per la oggettiva difficoltà linguistica legata ad esprimere sensazioni ed emozioni così complesse, articolate e di tipo introspettivo ed individuale. E spesso l’apprezzamento e la stima di questo senso viene circoscritta ad appannaggio dei “nasi profumieri” od addirittura di stellati e famosi “gourmet”. La condanna dell’olfatto come senso che potesse portare all’esaltazione del piacere inizia con Platone e trova il suo apice nel cristianesimo che condanna tutti i piaceri carnali che inducono l’anima alla concupiscenza ed inevitabilmente al peccato.

 

                                                                                                          

Pochi sono gli scienziati ed i filosofi che salvano questo primigenio senso: Lucrezio e Montaigne, sono tra questi, fino a giungere finalmente all’età dei lumi con Diderot e Buffon che ne riscattano le capacità “cognitive” rendendolo importante come gli altri sensi, anche se Kant ne evidenzia la natura troppo soggettiva e fatua che lo rende inadatto alla conoscenza ed al sapere. Freud addirittura considererà la rimozione della dimensione olfattiva come parte del processo verso la civilizzazione, Bergson ed in particolare Nietzsche, che non esiterà ad affermare: “il mio genio è nel mio naso”; ne riconoscono invece tutte le capacità di penetrare nell’essenza delle persone e delle cose, strumento essenziale per comprendere a fondo la vera natura di tutto ciò che ci circonda.

Anche molti scienziati attraverso percorsi psicologici e filosofici lo considerano un senso minore e l’attenzione alla percezione che rende il mondo intelligibile, per molti passa quasi unicamente dalla vista.

L’olfatto viene così emarginato anche in tempi moderni, sia in ambito scientifico che nel quotidiano, benché rivesta una funzione cardine nella vita di relazione e crescita dei ricordi (memoria olfattiva). Una lunga tradizione filosofico-scientifica ha separato le emozioni dalla vita intellettiva, confinandole a livello dell’istintività e dell’animalità. E’però ormai sempre più chiaro come il razionale sia sempre intriso di emozioni e che non si può non riconoscere il valore cognitivo del preziosissimo senso dell’olfatto. E volendolo confinare a livello di struttura arcaica come lo è per specie evolute come la nostra, è sempre più ardua impresa, perché nell’uomo tutte le parti del cervello durante il lungo e lento corso del processo evolutivo, si sono integrate influenzandosi reciprocamente fino a intervenire addirittura in alcune funzioni cognitivo-linguistiche.

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